La sostenibilità entra sempre più nella struttura tecnica degli appalti edilizi pubblici. Con il Decreto 24 novembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 dicembre 2025, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha adottato i nuovi Criteri Ambientali Minimi per l’affidamento dei servizi di progettazione e dei lavori relativi agli interventi edilizi.
Per le imprese che operano nell’edilizia industrializzata, nella prefabbricazione in calcestruzzo armato e nei lavori pubblici, il tema non riguarda solo l’adempimento formale: incide sulla scelta dei materiali, sulla documentazione di prodotto, sulla gestione delle forniture e sulla capacità di dimostrare prestazioni ambientali verificabili.
Dal requisito ambientale alla prova documentale
Il punto centrale è il passaggio da una sostenibilità dichiarata a una sostenibilità dimostrabile. Nei capitolati pubblici, i CAM richiedono sempre più coerenza fra progetto, materiali, relazione tecnica, mezzi di prova e controlli in fase esecutiva. In questo scenario assumono rilievo strumenti come l’analisi del ciclo di vita, le dichiarazioni ambientali di prodotto, le certificazioni di filiera e la tracciabilità dei componenti.
Per un componente prefabbricato, ad esempio, non è sufficiente garantire le prestazioni meccaniche e la conformità al progetto: diventa strategico poter ricostruire origine dei materiali, controllo della produzione, caratteristiche ambientali e corretto inserimento nel sistema edilizio complessivo.
Perché la prefabbricazione è coinvolta direttamente
L’edilizia industrializzata ha un vantaggio naturale: concentra una parte rilevante delle attività in stabilimento, dove controlli, tolleranze, gestione dei materiali e qualità del processo possono essere organizzati in modo ripetibile. Questo approccio può favorire una migliore raccolta dei dati ambientali e una più ordinata produzione della documentazione richiesta in gara.
La prefabbricazione in c.a. può quindi contribuire a tre obiettivi tipici dei CAM:
- riduzione degli sprechi di cantiere, grazie alla produzione controllata degli elementi;
- maggiore prevedibilità esecutiva, con tempi e fasi più pianificabili;
- migliore tracciabilità, perché il controllo di produzione e le certificazioni consentono di collegare prodotto, lotto, prestazione e destinazione d’uso.
Impatto operativo per imprese e stazioni appaltanti
La novità più rilevante, sul piano operativo, è che la documentazione ambientale va progettata fin dall’inizio. Le imprese che partecipano a gare pubbliche devono presidiare la coerenza fra offerta tecnica, capitolato, schede prodotto, certificazioni, dichiarazioni di conformità e controlli eseguiti.
Questo significa impostare archivi tecnici aggiornati, verificare la disponibilità dei dati ambientali dei fornitori, coordinare ufficio tecnico e produzione, e predisporre risposte chiare per le richieste di chiarimento delle stazioni appaltanti. Nei lavori complessi, la qualità documentale può diventare un fattore competitivo quanto la qualità esecutiva.
Una leva per cantieri più ordinati
I CAM non sono soltanto un vincolo. Se integrati correttamente nella progettazione e nella gestione di commessa, possono diventare una leva per ridurre varianti, contestazioni e incertezze sui materiali. La logica è particolarmente coerente con un modello industrializzato: standardizzare ciò che può essere standardizzato, personalizzare la soluzione progettuale e mantenere alto il controllo sul risultato finale.
Per il settore delle costruzioni, il 2026 si apre quindi con una direzione chiara: sostenibilità, tracciabilità e qualità tecnica non sono più capitoli separati, ma parti dello stesso processo.