Il BIM è ormai un elemento strutturale degli appalti pubblici più complessi. Con il D.Lgs. 209/2024, correttivo del Codice dei contratti pubblici, è stata ridefinita la soglia di applicazione dell’obbligo di gestione informativa digitale delle costruzioni.
Dal 1° gennaio 2025, per progettazione e realizzazione di opere di nuova costruzione e per interventi su costruzioni esistenti, l’obbligo riguarda i lavori con costo presunto superiore a 2 milioni di euro, salvo specificità relative agli edifici tutelati e alle manutenzioni. Il tema interessa direttamente imprese, progettisti, stazioni appaltanti e filiere della prefabbricazione.
Non solo modellazione: gestione del dato
Nel linguaggio comune il BIM viene spesso associato al modello tridimensionale. In realtà, nella disciplina degli appalti pubblici il punto centrale è la gestione informativa digitale: dati, responsabilità, interoperabilità, capitolato informativo, ambiente di condivisione dei dati, flussi di approvazione e aggiornamento.
Per un’impresa di costruzioni, questo significa che la qualità della produzione deve essere affiancata dalla qualità dell’informazione. Elaborati, schede tecniche, tolleranze, dati dei componenti, documentazione as built e verifiche devono essere disponibili in modo coerente con le richieste della commessa.
Perché l’edilizia industrializzata è favorita
L’edilizia industrializzata e la prefabbricazione hanno una naturale affinità con il BIM. Elementi ripetibili, componenti codificati, controlli in stabilimento e logistica pianificata si prestano a essere rappresentati in modelli informativi più ordinati rispetto a processi completamente artigianali.
Un pilastro, una trave o un pannello prefabbricato possono essere associati a informazioni strutturate: caratteristiche geometriche, classe del calcestruzzo, armature, peso, sequenza di montaggio, identificativo di produzione, documentazione di conformità. Questa granularità supporta progettazione, programmazione, sicurezza e controllo in cantiere.
Effetti su gare e offerte tecniche
Nei bandi pubblici, la gestione informativa digitale può incidere sia come requisito obbligatorio sia come elemento premiale. Le imprese devono quindi essere in grado di leggere correttamente capitolato informativo, livelli di fabbisogno informativo e richieste relative alla consegna dei modelli.
Gli aspetti da presidiare includono:
- competenze interne o consulenziali per gestire modelli e dati di commessa;
- interoperabilità con formati aperti e piattaforme collaborative;
- coordinamento fra ufficio tecnico, produzione e cantiere;
- archiviazione ordinata della documentazione richiesta per l’opera pubblica.
Un vantaggio competitivo per chi si organizza
L’obbligo BIM non deve essere letto solo come un adempimento. Per le imprese strutturate può diventare una leva di efficienza: riduzione delle interferenze, migliore pianificazione dei montaggi, controllo più puntuale delle varianti, consegna ordinata della documentazione finale.
Nel caso della prefabbricazione, il collegamento tra modello digitale e componente fisico può migliorare il dialogo con progettisti, direzione lavori e committenza. La sfida è passare da una gestione documentale reattiva a una gestione informativa pianificata fin dall’offerta.